Di nuovo.

Posted: 17th agosto 2010 by julka75 in Senza categoria
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La matta nei libri ha colpito ancora.

Ora, io non so cosa le abbiano fatto quelle brutte e cattive persone che per vivere devono necessariamente lavorare in un call center perché non esistono altre possibilità nell’immediato per pagare le bollette, e tantomeno cosa le abbiano fatto tutte le agenzie interinali in toto perchè si accanisca contro di loro con la veemenza della donnetta di paese pronta a massacrare chiunque con un forcone.
Però ha un po’ rotto il cazzo.Anzitutto se ti viene riferito che un’agenzia interinale si fa pagare per l’iscrizione potresti pure comunicare al mondo il nome dell’agenzia, invece di prendere e fare la piccola no global del cazzo, pure un po’ vigliacca perché siamo tutti capaci di tirare sassate dai nostri schermi. Valle un po’ a tirare per strada sulle vetrine, le sassate, poi ci racconti di nuovo come ci si ribella davanti a una denuncia.
Poi vedi di cominciare tu a farti un giro a cercare un lavoro come donna delle pulizie, e vediamo se è così facile trovarlo. Come se non fosse pieno il mondo di persone che cercano di fare le pulizie pur avendo una laurea alle spalle e col cavolo che vengono chiamate. Ne ho un mazzetto pieno nell’agendina telefonica.

E infine, ma tu le pulizie le hai mai fatte sul serio? Perché io le ho fatte. Uno di questi bei lavori di merda che chiami più dignitosi del rispondere a telefonate in un call center, io l’ho proprio sperimentato sulla pelle. Facevo pulizie in un posto dove la gente mangia. Raccattavo i rifiuti, pulivo i tavoli, lavavo i pavimenti, mi spedivano a fare il lavaggio dei vassoi.
Era massacrante e mi pagavano la stessa, identica cifra che prendo al call center quando trovo un contratto decente. In più mi sono presa una broncopolmonite per fare questo lavoro così dignitoso.
C’era gente che lavorava lì dentro, con figli e quant’altro, che per i suoi figli aspirava a un posto in Atesia. Dillo a loro che fare le pulizie è più dignitoso. Non te lo consiglio perché il meritato ceffone di una di queste persone, dopo anni di lavoro dignitoso trascorso a pulire la merda altrui, ti ribalterebbe.

Brutta stronza che non ha mai avuto bisogno di alzare un dito per lavorare sul serio, vienimele a raccontare in faccia, le tue stronzate su quanto è poco dignitoso lavorare in un call center e quanto poco hanno voglia di fare quelli che ci lavorano, perché è meglio fare le pulizie.

Ti pulisco il poco cervello che hai nella testa, ecco cosa ti pulisco.

(oh, mi sono sfogata. lo avrei fatto sul suo blog ma la vigliacca ha la moderazione e cancella ogni commento in cui non le viene data piena ragione)

Diciamoci una cosa fuori dai denti.

Posted: 31st luglio 2010 by julka75 in Senza categoria
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La gente che alle 15 di sabato 31 luglio non ti ha ancora comunicato i tuoi turni lavorativi del mese di agosto dovrebbe essere sottoposta alle torture più atroci che l’essere umano sia in grado di concepire.
Poi dicono che uno non si deve incazzare.

Tanto per ribadire.

Posted: 29th gennaio 2010 by julka75 in Senza categoria
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Questi sono i lavoratori call center che secondo alcune imbecilli di cui abbiamo già parlato non si meritano la minima visibilità mediatica quando non percepiscono un regolare stipendio e anzi dovrebbero essere cancellati dalla faccia della terra. Chiaramente alle imbecilli (e a un sacco di altra gente pari loro, perché la madre dei cretini la 190 non sa nemmeno cosa sia…) non gliene frega un cazzo, di questa gente, perché quando si parla con il pregiudizio piantato nel cervello dal pregiudizio non si esce. Ad altra gente invece gliene  frega, eccome. Qualcuno sa che call center oppure no queste cose possono capitare a chiunque, e se capitano sono solo cazzi.

E adesso basta.

Posted: 26th gennaio 2010 by julka75 in Senza categoria
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Tra i commenti precedenti c’è stata una ‘simpatica’ ragazzina evidentemente straviziata che nella vita non ha fatto nulla a parte coltivare i suoi desideri che sul suo blog passa l’esistenza non solo a criticare i call center (che quando sono effettivamente truffaldini vengono criticati ampiamente anche qui), ma pure i lavoratori che spesso e malvolentieri devono RASSEGNARSI all’unico lavoro che trovano.
Ora ha avuto la brillante idea di postare questo sul suo blog:

Dice Confucio che non c’è bisogno di incavolarsi tanto con i propri nemici: basta aspettare sulla riva del fiume, e prima o poi vedrai i loro cadaveri portati dalla corrente. Pensavo giusto a lui quando ho letto in questi giorni che, finalmente, dopo che sono andate in crisi le aziende serie, la scuola, gli enti culturali, anche i call center stanno chiudendo bottega.


I bamboccioni che ci lavorano, tutti truffatori precari (come ho letto in un altro blog), incapaci di avere la dignità di stare a casa, incapaci di andare a fare un lavoro serio o anche umile, stanno facendo cagnara, hanno anche osato dire che non hanno loro dedicato spazio, rispetto alla chiusura della Fiat di Termini Imerese (ma avete presente? La Fiat dà da mangiare a gente con le loro famiglie, voi andate solo a fare shopping o in discoteca, e per questo fregate pensionati e casalinghe!) quando in realtà di loro hanno parlato fin troppo, vista la totale inutilità degli operatori di call center.


Ma dico, ma cosa si aspettavano? Di passare tutta la vita a fare il loro lavoretto del menga (mai sentito parlare di affitto da pagare, di bollette, di vivere da soli senza papà e mamma dietro, che per lavorare in un call center tanto vale stare a casa, allora!), truffaldino e precario? La crisi si sta abbattendo contro aziende ed istituzioni serie, io, giornalista e bibliotecaria, lavoro gratis (adesso cento a uno farò la stagione fiscale in attesa che si sblocchi qualcosa nei lavori che voglio fare!), c’è gente che ha problemi a mantenere la propria famiglia, e i bamboccioni dei call center speravano di continuare a fare i loro giochetti sporchi al telefono… ma per favore!


Spero che la crisi spazzi via anche i venditori porta a porta e i promoter per strada, altri bei truffatori: del resto noto che ormai il vaffanculo verso sta gente è immediato da tutti i passanti, e meno male.


Suggerisco a questi simpaticoni che per mesi o anni hanno pensato di pagare i loro sfizi consumistici truffando il prossimo di provare a trovare uno scopo serio della vita: rimettersi a studiare, fare volontariato, farsi una cultura, non sarebbe male, ma anche magari andare a fare uno di quei lavori più manuali che tanto si disprezzano, ma che con un po’ di fatica fisica garantisce soldi sicuri e onestà. Ma si sa, con certa gente è come cavare sangue dalle rape: ricordo che razza di gente ho visto nei call center, schiava del consumismo e di quei quattro soldi, che sapeva tutto sul Grande Fratello e che si permetteva anche di essere razzisti perché gli extracomunitari rubano il lavoro agli italiani (a voi, falliti delle cuffie, no di certo!).

E a proposito: gli unici commenti che verranno pubblicati saranno quelli contro i call center, evitate di fare del buonismo contro questi falliti, e ringraziate che vadano a spasso, non dovrete più preoccuparvi di ritrovare i vostri genitori o parenti anziani in lacrime perché sono stati fregati.

Io consiglio alla ragazzina viziata di cominciare a vivere nel mondo reale e a capire che chi sta protestando in questo momento per la chiusura del suo posto di lavoro NON E’ gente che non ha niente di meglio da fare nella vita che lavorare  per pagarsi lo shopping, la discoteca e quant’altro.
Sono, studenti lavoratori a parte, padri e madri di famiglia che a un certo punto, vista l’impossibilità di trovare un altro lavoro, si sono presi il contratto, spesso decente e comunque PAGATO (perché io la voglio vedere, la cretinetta, a pagare le bollette se non ha un euro in tasca), in call center IN BOUND, ossia dove si fa assistenza ai clienti spesso IDIOTI come la signorina, perché io ho visto certi intellettuali del ca..o chiamare un call center per farsi spiegare come mai non funzionava il loro decoder e, guarda la sorpresa! non avevano inserito la presa nella corrente…
Ora, se alla ragazzina questi lavori non aggradano, e soprattutto SE PUO’ EVITARE DI FARLI, siamo tutti stracontenti per lei.
Ma qualche buon calcione nel sedere dato da padri e madri di famiglia che da mesi non percepiscono uno stipendio E STANNO PROTESTANDO GIUSTAMENTE, ma INGIUSTAMENTE IGNORATI da chiunque e adesso PURE INSULTATI… Ecco, se lo merita.
Quindi, per cortesia, lavoratori call center di tutta Italia, se sapete cosa cazzo significa stare ore a una cuffia, INSULTATELA.
Potete anche farlo qui, la signorina ha censurato due miei commenti critici ma educati nei mesi scorsi, solo perché non ho avallato il suo odio per i lavoratori call center in toto, e ha pure stabilito che può parlare con lei solo chi insulta i lavoratori call center…
Non bastava Brunetta. Ci mancava pure la Gatta rompipalle.
Ma vaffanculo, và…

(e a proposito, io domani, tra un soggetto e una sceneggiatura, vado a fare l’n colloquio di lavoro per un call center in bound. Stavolta fate pure gli scongiuri)

Ricevo un commento relativo al primo call center contro cui ho metaforicamente bestemmiato da questo blog. A dire il vero avrei preferito che qualcuno scrivesse ‘no, che fesserie dici! Questo call center è fichissimo, ci pagano il giusto, con puntualità, e ci trattano anche da esseri umani! Basta con il solito disfattismo!’.
Chiaro che un commento del genere poteva arrivare solo dal Nano 1 (perché il Nano 2 di questi tempi è troppo impegnato a trovare un capro espiatorio per i fallimenti di sua madre, una donna incapace di insegnargli a farsi il letto prima dei 30 anni. Certo, povera donna, bisogna compatirla. Se non si possono far ricadere sui figli le colpe dei genitori, non si può nemmeno crocefiggere una povera donna per essersi ritrovata come figlio il Nano 2… probabile che lei gliel’abbia insegnato, a fare il letto, ma mica si nasce tutti intelligenti allo stesso modo), ma sarebbe stato meglio.

Invece, Alessandra ci racconta esattamente il tipo di storia che ci aspettavamo un po’ tutti:

Buonasera. Ho lavorato per questo call center per due mesi. Trovo la descrizione fatta perfetta!
Aggiungo sul discorso del compenso che tuttora mi è oscuro, ovvero, sul contratto c’è scritto che il compenso era di 1200€ complessivi più 1€ ogni punto raggiunto (anche sta storia dei punti non ci è mai stata spiegata, se fossero calcolati in base ad appuntamento preso o in base a contratto concluso dall’agente).
Dal piano economico, invece, risultavano 250€ di rimborso spese + provvigioni di 35€ per contratto on-line, 15€ per contratto chiuso con consulente e 2,5€ per reale appuntamento preso.
Ebbene da qui parte la mia storia:
inizio a lavorare a metà ottobre, il contratto mi viene fatto firmare qualche giorno dopo. Alla firma del contratto mi viene detto che il primo stipendio mi sarebbe stato versato alla data del 30 novembre, quindi dopo un mese e mezzo di lavoro, e il secondo stipendio, quello di novembre, a fine dicembre, e così via.
Ad oggi io non ho ricevuto alcun compenso. I titolari dell’azienda, da un mese e mezzo a questa parte, si negano, non rispondono al telefono, chiudono a chiave la porta del call center stesso per non permettere alle altre mie colleghe e alla sottoscritta di accedere ai locali e rifiutano di comunicarci gli orari di apertura dell’ufficio amministrativo, così come negano un qualsiasi appuntamento con tutte noi.
Nonostante ci sia una lettera di dimissioni firmata in data 30 novembre, hanno comunicato alla agenzia del lavoro, che mi ha procurato questo posto, che io avrei mollato da un giorno all’altro senza avvisare.

Considerate questi comportamenti seri da parte di un’azienda???

Il consiglio che do a chiunque venga contattato da questa azienda è di rifiutare senza nemmeno pensarci due volte.

Chiedo però consiglio a voi, su come poterci comportare riguardo il caso che vi ho appena sottoposto.

Grazie per l’attenzione e anticipatamente per l’aiuto.

Alessandra

Ora, chiunque possa dare indicazioni ad Alessandra sulle vie da percorrere per ottenere se non altro quello che spetta legittimamente (cazzo, se lavoro, devi pagarmi. Non è che uno vuole la pelliccia di tua moglie o la tua Ferrari. Tantomento una stanza a titolo gratuito a casa tua, anche se potrebbe essere utile, se non si sa dove dormire. Ma per poco che sia quello che abbiamo pattuito da contratto, tu quel poco me lo devi dare…), scriva, commenti, mandi segnali di fumo, piccioni viaggiatori, utilizzi i messaggi privati e se mi conosce personalmente mi telefoni o mi mandi una mail.

Nel frattempo chiedo conferma del nome del call center (non sia mai che accusiamo qualcuno di non pagare gli stipendi regolarmente o di non farsi trovare pur di non rispondere a telefonate legittime per evitare contatti con i dipendenti invece che di essere solo uno sfruttatore che si dioverte a sottopagare i suoi schiavi…) e cerco di postarlo nei prossimo giorni.

Ah, forse non ve l’ho detto: ho creato un indirizzo email apposito per queste segnalazioni:

unosporcolavoro@yahoo.it

Così vediamo di non mescolare le offerte truffa che trovo sulla mia casella di posta con le offerte truffa segnalate dai pochi lettori.
 
(riportato direttamente da qui)

No, perché io tra un sit-in e uno sciopero sto sempre cercando un lavoro (risultato: tre colloqui, tre ‘ti faremo sapere’, perché naturalmente alle ragazze che selezionano il personale nelle agenzie interinali, sempre e comunque più giovani di te, concedi il ‘tu’), e spulcio sempre gli annunci giornalieri che ricominciano a fioccare nella mia casella di posta elettronica.
Allora, oggi, spulciando tra gli annunci, mi trovo davanti questo:

Prestigiosa scuola d’inglese ricerca operatori telefonici OUTBAUND partime turni 9.00 14.00 / 14.00 19.00 alte possibilità di guadagno e crescita professionale No fisso ma provviggioni.

Insomma, meno male che è una scuola di inglese PRESTIGIOSA, perché se non era prestigiosa, invece di scrivere solo OUTBAUND  scriveva AUTBAUND, tradotto per gli alfabeti che anni fa rispondevano ai miei tentativi di interviste telefoniche.
Poi, capisco che l’italiano non è di competenza (è una scuola di inglese…) ma cercare il numero corretto di ‘g’ nella parola PROVVIGIONI farebbe sembrare l’annuncio scritto da qualcuno che almeno ci prova, a considerarlo un lavoro.
Tralasciamo per una volta il fattore etico-morale: non ho più intenzione di sprecare parole inutili per gli annunci dove si chiede un part-time con orari  in genere stabiliti dall’azienda senza un fisso mensile ma favolose provvig(g)ioni.
Davanti ad annunci del genere persino la Kirby sembra un’azienda onesta. E ho detto la Kirby, eh…

Dedicato.

Dicono tutte le persone che conosco che il lavoro in un call center è noioso e ripetitivo.
Beh, queste persone sono decisamente dotate di scarso senso dell’immaginazione (e me ne duole per coloro che fanno anche gli sceneggiatori…).
Anzituttio bisogna considerare che noi operatori call center, soprattutto quando siamo operatori in bound, oggigiorno viviamo con l’ansia continua del rinnovo contrattuale, specie quando siamo assunti come somministrati.
Ma anche quando siamo assunti dall’azienda, la nostra situazione non cambia di molto: varia solo il lasso di tempo in cui possiamo tirare un bel respiro. I nostri contratti si rinnovano di mese in mese, di due mesi in due mesi, di tre mesi in tre mesi, di sei mesi in sei mesi, di nove in nove, di anno in anno e quando siamo abbastanza forttunati vediamo addirittura trascorrere 24 mesi prima di ricominciare il minuetto con l’ansia da disoccupazione imminente.
Poi c’è un altro fattore da considerare: anche quando siamo nella fortunata condizione di tre contratti a tempo determinato consecutivi, non abbiamo la matematica certezza dell’assunzione.
Già, perché esiste sempre la possibilità che la Santa Azienda che paga i nostri stipendi, giunta al termine del terzo contratto, decida di lasciarci a casa, di punto in bianco.
Per sempre oppure no, non importa. Il risultato è che, anche con un solo mese di interruzione del rapporto, questo rapporto non è più continuativo, e quindi il contratto che potremmo firmare il mese dopo ricomincerà il gioco del ‘dopo il terzo contratto sei mio per sempre’.
Tutto regolare: una legge lo permette.
Poi, ecco, mi rendo conto che la stessa situazione potrebbe essere equiparabile a quella di qualunque altro lavoratore dipendente (però consideriamo anche che quando sono liberi professionisti a fare le considerazioni sulla noia, spesso ci si trova davanti persone che troverebbero ripetitivo anche un lavoro da impiegato, senza scomodare il call center…).
Però, a mio parere, tutta questa fonte di stress elimina buona parte della ripetitività e della relativa noia in cui potrebbe sprofondare il lavoratore con un regolare contratto…
A questo possiamo aggiungere anche un altro elemento: l’incertezza che si manifesta in alcune aziende, stavolta per operatori a tempo determinato o indeterminato non importa, quando si sta approssimando il giorno del bonifico dello stipendio, o del relativo assegno.
Già, perché pare che a pretendere il lavoro siano tutti buoni, a questo mondo.
E’ versare il giusto compenso, il problema.
Il giorno del compenso viene procrastinato per i motivi più svariati: momentanea mancanza di disponibiltà, fornitori che pagano in ritardoe  tu di conseguenza agisci con i dipendenti, rischio di bancarotta…
E i dipendenti devono sempre comprendere e aspettare, in barba a quanto prevedono tutti i contratti nazionali di categoria (fanno eccezione gli statali che ricevono stopendio in data 27 del mese in corso), secodno i quali lo stipendio deve essere erogato entro il 10 del mese, e a quell’altro simpatico articolo che regola i contratti di lavoro subordinato (giammai i co.co.pro., fatevene una ragione…) che impone per il datore di lavoro il versamento dello stipendio al massimo entro il giorno successivo previsto dal contratto, pena lo scatto di morosità…
Per informazioni sul secondo aspetto della vicenda vi invito a contattare il promo CAAF a vostra disposizione, sono sicuramente più ferrati di me.

Però qui sto continuando a raccontare la normale sopravvivenza nella giungla del lavoro dipendente e dei rapporti con il datore di lavoro-padrone, e sono ancora molto distante dallentrare nello specifico dell’entusiasmante vita dell’operatore call center.

Ci arrivo immediatamente.
Ora, come qualunque dipendente sa di certo, l’azienda è obbligata, quando tu dipendente lavori in un fuori casa  (con distanza più o meno lunga, ciò è irrilevante al dine della definizione del posto di lavoro), a metterti a disposizione gli strumenti che ti servono per l’adempimento delle mansioni per cui ricevi un compenso.
Ad Athesia, qualche anno fa, ti noleggiavi la postazione. Avevi anche una partita IVA, se è per questo, indi per cui anche se il tuo lavoro non aveva nulla del libero professionista eri a tutti gli effetti un libero professinista. E non sia mai che un libero profesionista non debba potersi noleggiare una postazione… Sennò che libero professionista è?
Sia ringraziato il Divino Paranoico e siano un po’ meno ringraziati i sindacati, quei tempi sono passati anche per loro.
Nel caso specifico del lavoro in un call center, comunque, l’operatore necessita di:

- telefono
- computer (dove questo sia effettivamente necessario: in qualche out bound pare che possiate sopravvivere solo con qualche foglio di carta provvisto di nominativo e numero di telefono del malcapitato cliente da convincere a passare da Telecom a Fastweb, per esempio. E parlo con cognizione di causa…)
- una scrivania
- una sedia.

Quando ci si trova davanti a un computer, può darsi che il telefono sia un software che si può attivare direttamente dal terminale, e che quindi sia necessaria una cuffia.
Inoltre un computer, non essendo ancora stato inventato un sistema telecinetico per poter utilizzare i software che permettono accesso ai programmi necessari per l’adempimento delle mansioni per cui si viene retribuiti, necessitano nell’ordine di una tastiera, un mouse (in genere di quelli con il filo, perché senza filo non lo concedono ancora: buona grazia se esistono monitor LCD, sul posto di lavoro…) , chiaramente di un monitor, anche se posso assicurare che la presenza del monitor non è così scontata come può sembrare, un hardware e il collegamento in rete aziendale.

Stabilito che quanto elencato qui sopra è basilare per un operatore inbound (ripeto: l’out può anche farne a meno, dipende dalla pochiezza mentale di cui sono dotati i datori di lavoro, comprendere che l’utilizzo di sistemi informatici e un collegamento intranet potrebbe essere una pratica per snellire il lavoro anziché un semplice costo… Infatti la Pubblica Amministrazione ancora non ha recepito il messaggio), in alcuni casi si trovano intoppi che rendono l’inizio della giornata lavorativa una sorta di gioco ai confini con la realtà.

Già, perché l’operatore inbound che arriva sul luogo di lavoro, diciamo, alle 10 perché da orario è previsto che giunga a quell’ora, si ritrova anzitutto impossibilitato a trovare una postazione in tempo decente, quando le postazioni non siano stabilite e i turni siano a rotazione. Tutti i colleghi che attaccano alle 8, 8.30, 9, 9.30 si sono accaparrati (giustamente) prima di lui:

a- i posti migliori, magari scegliendosi la postazione vicino o lontano dall’aria condizionata (questo dipende dal livello di meno o andropausa raggiunto)
b- i posti dove tutti gli elementi sopracitati siano a posto e soprattutto funzionanti.

Per l’operatore che attacca alle 10 (e a scalare per tutti quelli che attaccano dopo) la giornata lavorativa comincia con una puntata del grande reality COSTRUISCI LA TUA POSTAZIONE, in cui si assiste a spasmodiche ricerche di cuffie, quando va bene, amplificatori e cuffie quando si è un po’ più sfortunati, tastiera e mouse, quando la Sfiga ci ha baciati con lo schiocco, e sedia, che è l’ultimo pensiero di sicuro, ma se non si trova è altrettanto inabilitante della mancanza della cuffia o di tutti gli altri elementi.

Ora, non sempre il reperimento di questi elementi si traduce in una caccia al tesoro per spogliare tutte le postazioni rimaste vuote dei pezzi di ricambio che ci servono (ciò in effetti mi ricorda La Russa che vorrebbe utilizzare i mezzi di Nassyria danneggiati durante gli attentati per prendere i pezzi di ricambio, e al pari di cio che chiederei a La Russa mi viene da chiedere anche ai datori di lavoro che permettono queste situazioni: ma non dovrebbe essere solo in caso di emergenza, che si va in giro a cercare un rimedio di fortuna per poter rimettere in funzione uno strumento qualunque di lavoro?) si traducie in una ricerca di 5 minuti.
Anzi, a volte si è costretti a cercare in altre stanze, o addirittura a scomodare qualche ufficio amministrativo (e come tutti sappiamo, scomodare un ufficio amministrativo non è MAI una buona alternativa…) per recuperare delle nuove cuffie, possibilmente funzionanti.
Sui mouse, quando non li trovate mettete una bella croce sopra perché vuol dire che l’ultimo topo disponibile è rimasto quello che infesta la cantina dello stabile.

Poi siu arriva anche ai casi estremi, dove le cuffie sono funzionanti ma non dispongono della protezione che risparmia alla tua cute di ritrovarti con cicatrici antiestetiche nonché poco simpatiche da un punto di vista medico, e il tuo coach è costretto a prendere un pezzo di carta e creare una protezione di emergenza e scotcharla perché la cuffia torni utilizzabile (quando riesco a fotografare questo meraviglioso manufatto di arte povera, lo posto sul blog…)

A questo punto, dopo un quarto d’ora in cui forse hai anche stabilito che la postazione da te scelta proprio non vuole saperne di accendersi (ma un cartello, cota troppo mettercelo?), sei pronto per ricevere la prima chiamata.

Ditemi voi, cosa c’è di noioso e ripetitivo in un lavoro che ti richiede una scarica di adrenalina già prima di cominciare…
E ditemi voi fino a quanto potremo estendere il concetto di precarietà, o flessibilità, come pretende il Nano bis che si chiami la precarietà, perché flessibile oggi e flessibile domani, prima o poi a furia di piegare qualcosa finirà per spezzarsi…

Simpatici momenti lavorativi

Posted: 18th luglio 2009 by julka75 in Senza categoria
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(l’originale si trova qui)

Io lavoro in un call center, e questo ormai è chiaro a chiunque.
Non è sempre lo stesso, però. Grazie alla flessibilità che piace tanto al Nano di Merda ( Brunetta, per la precisione) cambio call center almeno 3 volte l’anno, quando non mi imbatto in contratti più lunghi che mi fanno urlare quasi (quasi, ripeto) al miracolo.
Così qualche volta intervisto gente e rompo le palle all’italiano medio o mediocre, dipende da chi risponde (a dire il vero questo mi capita sempre più raramente, dopo le simpatiche esperienze con il mio vecchio datore di lavoro che pretendeva orari da lavoro dipendente in cambio di un contratto di co.co.pro. e condizioni ambientali devastanti), altre volte faccio servizio antifrode entrando a contatto con venditori di telefonia mobile che la frode la tentano una volta su tre, e altre volte faccio assistenza clienti, che prevede un unico criterio: il cliente ha sempre ragione. Anche quando oltre ad avere torto è uno stronzo leghista, ha comunque ragione.
In questo periodo sono nel pieno della terza alternativa.
Faccio assistenza clienti in un luogo che non nomino, dove ci hanno fatto 8 giorni di formazione per un lavoro che a detta degli stessi supervisori ne prevederebbe almeno 6 mesi, per essere in grado di rispondere ai problemi del cliente.
Ma, ehi, è la flessibilità, baby, e tu in 8 giorni devi incamerare tutte le informazioni possibili sul tuo lavoro e a volte pure su quelli altrui (siamo spesso a contatto con impiegati di banca che non hanno la minima idea di quello che devono fare con gli strumenti del credito che loro stessi mettono a disposizione dei clienti, ndr…). C’è di buono che la tua amica flessibilità ti ha preparato a qualunque esperienza, e soprattutto ormai sei un tale tuttologo dell’assistenza clienti che rispondi pure  a problemi che non rientrano nel tuo lavoro e nelle tue competenze: semplicemente li hai incontrati nel precedente lavoro di assistenza clienti e li metti in pratica.
Non si capisce ancora perché tu non percepisca il quadruplo dello stipendio, uno per ogni competenza appresa altrove e applicata ora, ma queste sono cose da discutere in altra sede.
Ora, c’è da dire che esiste servizio clienti e servizio clienti.
Nel senso. Alcuno portatori sani di numero Tim possono testimoniare ciò che succede quando ogni due per tre devono attaccarsi al telefono dell’assistenza clienti Tim e incazzarsi.
Alla Tim dei clienti non gliene frega una beata fava.
Altra gente, per esempio chi fa assistenza legata al credito e agli strumenti di credito, il cliente deve trattarlo pure bene.
Per carità. Sacrosanto, quando il cliente è educato.
Quando però spieghi al cliente qual è il problema (e glielo spieghi chiaro e tondo, perché lo vedi, glielo spieghi in italiano corretto e persino con accurata proprietà di linguaggio, perché conosci l’italiano e magari a volte usi pure il congiuntivo, facendo male perché l’italiano medio o mediocre che sia il congiuntivo non lo riconosce più nemmeno se gli dici ‘ehi, è quello, il congiuntivo…’), e ti senti rispondere ‘lei sta dicendo una fesseria’, allora ti cominciano un po’ a girare le palle.
Quando poi cominci a rispiegare il problema, sempre in italiano, al cliente che per esempio oltre che essere un italiano medio (o mediocre che sia) arriva anche dal nord Italia e tu lo sai perché lo capisci dall’inflessione, e il cliente ti dice che non riesce a capire perché TU hai uan forte inflessione dialettale e lui, sai, è del nord…
Beh, allora rispondi ‘guardi, io sono di Milano’ (e adesso tirami di nuovo fuori la forte inflessione che tu non capisci perché sei del nord).
Il cliente a questo punto torna indietro, e ti dice che non capisce quello che gli stai dicendo. E tu rispondi, al limite della sopportazione, che allora il problema di comprensione è un altro.
Non glielo dici, che forse è lui a non capire l’italiano. Quello è tutto di sottotesto.
Però evidentemente il sottotesto è chiaro, perché il cliente si comincia ad alterare, e comincia a urlare che lui ha inserito i dati che servono anni fa, e quando tu gli chiedi quando li ha inseriti comincia ad incazzarsi, perché si era preparato tutto il suo discorso per  dimostrarti quanto tu operatrice sia cretina e incompetente e quanto lui invece abbia ragione, ma tu il discorso glielo hai spezzato,e lui non tollera che gli si spezzi il discorso (tu la tolleranza l’avevi già esaurita all’inflessione dialettale troppo forte, ma pazienza…) e a un certo punto di questo tira e molla dove al cliente evidentemente non frega di risolvere il problema ma gli frega dimostrare che lui è bravo e tu sei cattiva, la telefonata viene interrotta.
In un mondo normale, una persona se ne fotte. Lascia andare. Invece in certi call center il cliente richiama imbufalito perché l’operatrice lo ha trattato male e non lo faceva parlare, magari sotto sotto con la speranza di farla licenziare.
A parte che chissenefrega se ti licenziano, perché il tuo contratto scade tra 15 giorni e tutto ti interessa nella vita tranne essere cacciata da un posto dove probabilmente non ti assumeranno mai, perché la politica aziendale non prevede assunzione di nuovi operatori, casomai solo temporanei interinali, o meglio somministrati, che essere somministrati tra l’altro sembra una di quelle malattie che ti colpiscono in maniera durevole e tu ce la metti tutta per guarire, fai i salti mortali, perché somministrato fino alla pensione non si può sentire, e non fa bene alla salute, alla vecchiaia e nemmeno a un eterno riposo tranquillo e sereno.
Però la cazziata te la devi prendere tu, anche se il cliente è stronzo e tenta di dimostrare che sei uno scarafaggio. D’altra parte, il cliente che tenta di dimostrare che sei uno scarafaggio ha pure ragione, perchè in certi call center te lo dicono chiaro e tondo, che devi essere uno scarafaggio, per il cliente. 
Non conta nemmeno che tu quella mattina sia arrivata al lavoro incazzata come una bestia perché la tua agenzia interinale, quella che ti ha fatto il contratto di somministrazione, non ti sta pagando, e che tu tutto avresti voglia di fare, a quel cliente del cavolo che oltretutto usa pure dei modi che stanno sul filo del razzismo e quindi sarebbe anche da denunciare, volendo.
Non ci sono cavoli. Su una clausola scritta a inchiostro simpatico su tutti i contratti del commercio, inclusi quindi i contratti dei commessi ad eccezione di quelli di Roma e provincia, che la merda del tuo cliente odora di violetta anziché puzzare della sua puzza legittima, e tu devi tenerne conto.
Così tu operatore call center che ha osato trattare uno strinzo al telefono esattamente per quello che era, ossia uno stronzo al telefono, ti devi prendere una cazziata e devi persino dire grazie al cliente che non ti ha fatto reclamo e non ti ha mandato in giro per stracci.
Insomma tu sei uno scarafaggio. Non c’è niente da fare. Il problema è che di essere uno scarafaggio non hai la minima voglia.