Dicono tutte le persone che conosco che il lavoro in un call center è noioso e ripetitivo.
Beh, queste persone sono decisamente dotate di scarso senso dell’immaginazione (e me ne duole per coloro che fanno anche gli sceneggiatori…).
Anzituttio bisogna considerare che noi operatori call center, soprattutto quando siamo operatori in bound, oggigiorno viviamo con l’ansia continua del rinnovo contrattuale, specie quando siamo assunti come somministrati.
Ma anche quando siamo assunti dall’azienda, la nostra situazione non cambia di molto: varia solo il lasso di tempo in cui possiamo tirare un bel respiro. I nostri contratti si rinnovano di mese in mese, di due mesi in due mesi, di tre mesi in tre mesi, di sei mesi in sei mesi, di nove in nove, di anno in anno e quando siamo abbastanza forttunati vediamo addirittura trascorrere 24 mesi prima di ricominciare il minuetto con l’ansia da disoccupazione imminente.
Poi c’è un altro fattore da considerare: anche quando siamo nella fortunata condizione di tre contratti a tempo determinato consecutivi, non abbiamo la matematica certezza dell’assunzione.
Già, perché esiste sempre la possibilità che la Santa Azienda che paga i nostri stipendi, giunta al termine del terzo contratto, decida di lasciarci a casa, di punto in bianco.
Per sempre oppure no, non importa. Il risultato è che, anche con un solo mese di interruzione del rapporto, questo rapporto non è più continuativo, e quindi il contratto che potremmo firmare il mese dopo ricomincerà il gioco del ‘dopo il terzo contratto sei mio per sempre’.
Tutto regolare: una legge lo permette.
Poi, ecco, mi rendo conto che la stessa situazione potrebbe essere equiparabile a quella di qualunque altro lavoratore dipendente (però consideriamo anche che quando sono liberi professionisti a fare le considerazioni sulla noia, spesso ci si trova davanti persone che troverebbero ripetitivo anche un lavoro da impiegato, senza scomodare il call center…).
Però, a mio parere, tutta questa fonte di stress elimina buona parte della ripetitività e della relativa noia in cui potrebbe sprofondare il lavoratore con un regolare contratto…
A questo possiamo aggiungere anche un altro elemento: l’incertezza che si manifesta in alcune aziende, stavolta per operatori a tempo determinato o indeterminato non importa, quando si sta approssimando il giorno del bonifico dello stipendio, o del relativo assegno.
Già, perché pare che a pretendere il lavoro siano tutti buoni, a questo mondo.
E’ versare il giusto compenso, il problema.
Il giorno del compenso viene procrastinato per i motivi più svariati: momentanea mancanza di disponibiltà, fornitori che pagano in ritardoe tu di conseguenza agisci con i dipendenti, rischio di bancarotta…
E i dipendenti devono sempre comprendere e aspettare, in barba a quanto prevedono tutti i contratti nazionali di categoria (fanno eccezione gli statali che ricevono stopendio in data 27 del mese in corso), secodno i quali lo stipendio deve essere erogato entro il 10 del mese, e a quell’altro simpatico articolo che regola i contratti di lavoro subordinato (giammai i co.co.pro., fatevene una ragione…) che impone per il datore di lavoro il versamento dello stipendio al massimo entro il giorno successivo previsto dal contratto, pena lo scatto di morosità…
Per informazioni sul secondo aspetto della vicenda vi invito a contattare il promo CAAF a vostra disposizione, sono sicuramente più ferrati di me.
Però qui sto continuando a raccontare la normale sopravvivenza nella giungla del lavoro dipendente e dei rapporti con il datore di lavoro-padrone, e sono ancora molto distante dallentrare nello specifico dell’entusiasmante vita dell’operatore call center.
Ci arrivo immediatamente.
Ora, come qualunque dipendente sa di certo, l’azienda è obbligata, quando tu dipendente lavori in un fuori casa (con distanza più o meno lunga, ciò è irrilevante al dine della definizione del posto di lavoro), a metterti a disposizione gli strumenti che ti servono per l’adempimento delle mansioni per cui ricevi un compenso.
Ad Athesia, qualche anno fa, ti noleggiavi la postazione. Avevi anche una partita IVA, se è per questo, indi per cui anche se il tuo lavoro non aveva nulla del libero professionista eri a tutti gli effetti un libero professinista. E non sia mai che un libero profesionista non debba potersi noleggiare una postazione… Sennò che libero professionista è?
Sia ringraziato il Divino Paranoico e siano un po’ meno ringraziati i sindacati, quei tempi sono passati anche per loro.
Nel caso specifico del lavoro in un call center, comunque, l’operatore necessita di:
- telefono
- computer (dove questo sia effettivamente necessario: in qualche out bound pare che possiate sopravvivere solo con qualche foglio di carta provvisto di nominativo e numero di telefono del malcapitato cliente da convincere a passare da Telecom a Fastweb, per esempio. E parlo con cognizione di causa…)
- una scrivania
- una sedia.
Quando ci si trova davanti a un computer, può darsi che il telefono sia un software che si può attivare direttamente dal terminale, e che quindi sia necessaria una cuffia.
Inoltre un computer, non essendo ancora stato inventato un sistema telecinetico per poter utilizzare i software che permettono accesso ai programmi necessari per l’adempimento delle mansioni per cui si viene retribuiti, necessitano nell’ordine di una tastiera, un mouse (in genere di quelli con il filo, perché senza filo non lo concedono ancora: buona grazia se esistono monitor LCD, sul posto di lavoro…) , chiaramente di un monitor, anche se posso assicurare che la presenza del monitor non è così scontata come può sembrare, un hardware e il collegamento in rete aziendale.
Stabilito che quanto elencato qui sopra è basilare per un operatore inbound (ripeto: l’out può anche farne a meno, dipende dalla pochiezza mentale di cui sono dotati i datori di lavoro, comprendere che l’utilizzo di sistemi informatici e un collegamento intranet potrebbe essere una pratica per snellire il lavoro anziché un semplice costo… Infatti la Pubblica Amministrazione ancora non ha recepito il messaggio), in alcuni casi si trovano intoppi che rendono l’inizio della giornata lavorativa una sorta di gioco ai confini con la realtà.
Già, perché l’operatore inbound che arriva sul luogo di lavoro, diciamo, alle 10 perché da orario è previsto che giunga a quell’ora, si ritrova anzitutto impossibilitato a trovare una postazione in tempo decente, quando le postazioni non siano stabilite e i turni siano a rotazione. Tutti i colleghi che attaccano alle 8, 8.30, 9, 9.30 si sono accaparrati (giustamente) prima di lui:
a- i posti migliori, magari scegliendosi la postazione vicino o lontano dall’aria condizionata (questo dipende dal livello di meno o andropausa raggiunto)
b- i posti dove tutti gli elementi sopracitati siano a posto e soprattutto funzionanti.
Per l’operatore che attacca alle 10 (e a scalare per tutti quelli che attaccano dopo) la giornata lavorativa comincia con una puntata del grande reality COSTRUISCI LA TUA POSTAZIONE, in cui si assiste a spasmodiche ricerche di cuffie, quando va bene, amplificatori e cuffie quando si è un po’ più sfortunati, tastiera e mouse, quando la Sfiga ci ha baciati con lo schiocco, e sedia, che è l’ultimo pensiero di sicuro, ma se non si trova è altrettanto inabilitante della mancanza della cuffia o di tutti gli altri elementi.
Ora, non sempre il reperimento di questi elementi si traduce in una caccia al tesoro per spogliare tutte le postazioni rimaste vuote dei pezzi di ricambio che ci servono (ciò in effetti mi ricorda La Russa che vorrebbe utilizzare i mezzi di Nassyria danneggiati durante gli attentati per prendere i pezzi di ricambio, e al pari di cio che chiederei a La Russa mi viene da chiedere anche ai datori di lavoro che permettono queste situazioni: ma non dovrebbe essere solo in caso di emergenza, che si va in giro a cercare un rimedio di fortuna per poter rimettere in funzione uno strumento qualunque di lavoro?) si traducie in una ricerca di 5 minuti.
Anzi, a volte si è costretti a cercare in altre stanze, o addirittura a scomodare qualche ufficio amministrativo (e come tutti sappiamo, scomodare un ufficio amministrativo non è MAI una buona alternativa…) per recuperare delle nuove cuffie, possibilmente funzionanti.
Sui mouse, quando non li trovate mettete una bella croce sopra perché vuol dire che l’ultimo topo disponibile è rimasto quello che infesta la cantina dello stabile.
Poi siu arriva anche ai casi estremi, dove le cuffie sono funzionanti ma non dispongono della protezione che risparmia alla tua cute di ritrovarti con cicatrici antiestetiche nonché poco simpatiche da un punto di vista medico, e il tuo coach è costretto a prendere un pezzo di carta e creare una protezione di emergenza e scotcharla perché la cuffia torni utilizzabile (quando riesco a fotografare questo meraviglioso manufatto di arte povera, lo posto sul blog…)
A questo punto, dopo un quarto d’ora in cui forse hai anche stabilito che la postazione da te scelta proprio non vuole saperne di accendersi (ma un cartello, cota troppo mettercelo?), sei pronto per ricevere la prima chiamata.
Ditemi voi, cosa c’è di noioso e ripetitivo in un lavoro che ti richiede una scarica di adrenalina già prima di cominciare…
E ditemi voi fino a quanto potremo estendere il concetto di precarietà, o flessibilità, come pretende il Nano bis che si chiami la precarietà, perché flessibile oggi e flessibile domani, prima o poi a furia di piegare qualcosa finirà per spezzarsi…